Il partito di Vasto? Non buona la prima
Antonio Di Pietro che dice no governo tecnico, sì elezioni, e per carità no al programma della Bce. Nichi Vendola che prima dice no governo tecnico, sì elezioni, no programma della Bce e che poi si corregge invocando un brevissimo governo temporaneo (non schiavo della Bce) capace di traghettare il paese verso elezioni anticipate. Leggi “Il governo Monti? E’ nelle mani di Berlusconi”, dicono al Pd
11 AGO 20

Antonio Di Pietro che dice no governo tecnico, sì elezioni, e per carità no al programma della Bce. Nichi Vendola che prima dice no governo tecnico, sì elezioni, no programma della Bce e che poi si corregge invocando un brevissimo governo temporaneo (non schiavo della Bce) capace di traghettare il paese verso elezioni anticipate.
E poi: Pier Luigi Bersani che dice no elezioni (che micasiampassi, no?), sì governo tecnico, nì programma della Bce; Walter Veltroni che dice no elezioni, sì governo tecnico, sì al programma della Bce; Stefano Fassina che dice santo cielo niente elezioni, subito governo Monti ma non con il programma della Bce. E così via. Ecco, come dire? Se in queste ore il Pdl non ha dimostrato di essere un modello di grande compattezza politica non si può dire che dall’altra parte della barricata il partito di Vasto, di fronte alla sua prima prova di possibile governo, abbia offerto i giusti segnali per tranquillizzare i famosi mercati.
Ma a parte l’ironia la verità è che dietro le piccole contraddizioni dei tre di Vasto (Vendola, Di Pietro, Bersani) attorno alla valutazione sul governo di transizione esistono alcuni problemi importanti che il centrosinistra si porta appresso ormai da un paio di mesi. Primo: come possiamo appoggiare un possibile governo tecnico che nascerebbe sulla spinta di un commissariamento delle tecnocrazie europee sul nostro paese quando la nostra linea è sempre stata quella di condannare ogni tentativo fatto dall’“Europa delle destre” di mettere le mani sulla nostra sovranità nazionale?
Secondo: come possiamo dire di sì al programma economico della Bce se fino a oggi la nostra condotta è stata quella di dire di no al programma economico della Bce? A voler essere maliziosi, però, il balbettio delle opposizioni sul tema elezioni sì o elezioni no nasce forse da un equivoco legato a un difetto di comunicazione di Bersani. Fino a poco tempo fa, infatti, la linea di Vasto era chiara ed era stata recepita in modo corretto sia da Di Pietro sia da Vendola. La linea l’aveva data il segretario in una famosa e combattiva intervista rilasciata a Repubblica due mesi fa. Riandiamola a spulciare. Chiede Goffredo De Marchis: “In questo momento di crisi qual è la soluzione?”. Dice Bersani: “La Spagna almeno una mossa l’ha fatta”.
Rilancia De Marchis: “Si riferisce alle elezioni anticipate?”. “Esattamente – ribatte Bersani – E non lo dico per un interesse di bottega ma per un’analisi obiettiva della situazione. Di fronte a una novità di questo tipo i mercati capirebbero che ci stiamo occupando di dare una svolta”. Risponde sorpreso De Marchis: “Dunque cancelliamo l’ipotesi di un governo transitorio?”. Riprende il discorso uno scatenato Bersani: “O si va a votare subito o si trova lo spazio di una soluzione transitoria”. Insomma: il voto prima di tutto. Questa era la linea del capo di Vasto fino a qualche giorno fa e da bravi soldati Vendola e Di Pietro la linea l’hanno rispettata.
Elezioni. Proprio come in Spagna. Per rassicurare i mercati. Vendola e Di Pietro le chiedono anche oggi (anche se Vendola da ieri un po’ meno). Bersani, invece, si vede che o non c’ha ripensato affatto oppure che nel ripensarci si sarà dimenticato di dirlo a Vendola e Di Pietro. E pazienza poi se i mercati non capiscono.